Pony Express, storia del Far West

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Cavaliere del Pony Express rappresentato in un quadro di George M. Ottinger

Cavaliere del Pony Express rappresentato in un quadro di George M. Ottinger

Cavalcavano il vento. Spronavano i puledri per vincere il tempo e le praterie infinite. Combattevano fuorilegge e indiani per unire la Nazione e portarla nel futuro. Correvano senza soste per garantire un servizio postale rapido tra l’Est e l’Ovest degli Stati Uniti. Si fermarono per sempre 18 mesi dopo la prima partenza. Ma tanto bastò per far entrare i cavalieri del Pony Express nella leggenda del Far West.

La loro storia iniziò nel 1860 quando William H. Russell e i soci William Bradford Waddell e Alexander Majors, fecero nascere la Central Overland California and Pike’s Peak Express Company. In meno di 60 giorni, i tre uomini di affari, dopo aver ottenuto dal governo federale la licenza per un servizio di comunicazione veloce realizzarono un’impresa.

Si stabilirono al primo piano dell’hotel Patee House a Saint Joseph, Missouri, facendone il loro quartier generale, e iniziarono a lavorare su un sogno. Nella regione apparvero migliaia di avvisi per un posto di rider: “Cercasi giovani magri e tenaci, non oltre i diciotto anni, cavalieri esperti, disposti a rischiare la vita ogni giorno, preferibilmente orfani. Salario di 25 dollari a settimana”.

Ne assunsero 120 che dovevano però rispettare le regole di Majors, uomo profondamente religioso: “Non usare parole scurrili, non ubriacarsi, non barare, non maltrattare gli animali e non fare niente di incompatibile con la condotta di un gentiluomo. Chiunque violi queste regole sarà licenziato senza stipendio. E per tutto il resto siamo nella mani di Dio”.

Nel frattempo, i tre finanziatori avevano raccolto quattrocento cavalli e realizzato 156 stazioni sul percorso. Tutto era ormai pronto per far correre più veloci del vento, come racconta la leggenda, i cavalieri: in dieci giorni dovevano consegnare la posta a cinque dollari per mezza oncia di peso. Prima del Pony Express ci volevano dalle sei alle otto settimane per una lettera da Saint Joseph a Sacramento, California.

Il 3 aprile del 1860, dopo una lunga attesa, il primo corriere partì dalla cittadina del Missouri tra il tripudio della folla. A immortalarlo fu Charles Hargens che lo dipinse nel suo famoso quadro. Nel giro di poco tempo, però, la Pacific Telegraph Company installò i propri fili sul percorso dei riders. E 18 mesi dall’inizio, l’avventura finì con mezzo milione di dollari di perdita.

Ciononostante i cavalieri del Pony Express sono ancora oggi un simbolo dello spirito americano. Giovani che sfidavano le difficoltà per aprire una nuova via. Vestivano camicie rosse e pantaloni blu, nella cinta avevano una pistola Colt e a tracolla un corno di bufalo per “suonare” il loro arrivo. Nelle bisacce c’era una bibbia, sulla sella la famosa mochila, la borsa di pelle con quattro tasche laterali, chiamate cantine, per la posta.

Con i loro puledri correvano in ogni dove, sino a 400 chilometri in una giornata. La consegna più veloce avvenne nel marzo del 1860: una copia della lettera del presidente Abramo Lincoln al Congresso venne consegnata a Sacramento in soli sette giorni e sette ore dopo aver lasciato Saint Joseph.

Ogni quaranta chilometri, i cavalieri trovavano una stazione per cambiare il destriero. In un anno e mezzo fecero più di un milione di chilometri, consegnarono 34 mila e 753 dispacci e persero una lettera soltanto. Durante la corsa, erano attaccati da banditi e indiani. I fuorilegge speravano di rubare il denaro o i titoli trasportati. Mentre i Pellerossa non volevano visi pallidi nei loro territori: erano i primi segnali della futura occupazione.

Tra i molti corrieri che cavalcarono il vento, William Cody è il più famoso. Nel 1860, non ancora noto come Buffalo Bill, lavorò per la compagnia. La sua figura, simbolo di una vita avventurosa – scout dell’esercito, cacciatore, grande combattente di indiani – alimentò la leggenda del Pony Express. Che ancora oggi “vive” nei libri della storia americana.

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